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Cinema e scrittura

  • Linguaggi a confronto

Attraverso la costruzione di mappe concettuali del testo e del film, il confronto tra un’opera letteraria e la sua trasposizione cinematografica per evidenziare gli elementi di similitudine e differenza nella trama e nell’intreccio, nella rappresentazione dei personaggi, nella resa delle sequenze descrittive o riflessive, nella trattazione dello spazio e del tempo, nella posizione del narratore, nel tono della narrazione e nella modulazione delle emozioni.

  • Esercizi di scrittura

La trasposizione di novelle o racconti in sceneggiature per misurare le affinità e le differenze della scrittura letteraria e quella cinematografica e verificare, nel passaggio di codici, l’autonomia del testo scritto e il carattere di “incompletezza” del testo della sceneggiatura che trova il suo compimento nella rappresentazione iconica.

  • Pratica creativa

La trasformazione di un testo poetico in uno storyboard per sperimentare nuove strade e nuovi strumenti nella fruizione, non sempre facile, di questa forma letteraria che, per l’uso straniante della parola, per la sua struttura associativa più che logica, per la sua capacità evocativa, può efficacemente stimolare l’immaginazione e la visualizzazione.

  • La recensione cinematografica

Il testo critico della recensione come occasione di esercizio di scrittura meditata e strutturata: capacità di sintesi, approfondimento critico e capacità di personalizzazione per contenere un momento che appaia irriducibile a qualsiasi altro esercizio sul medesimo argomento, o opera artistica, o fenomeno estetico e culturale

 

Dal libro al film (e ritorno)

Troy: fedeltà e tradimenti al testo

Il mito, con la sua ferma volontà di preservare la memoria, nasce dall’intento di tramandare e spiegare le caratteristiche del popolo che lo ha prodotto e il popolo greco, creatore e cantore di quel mito, amava Achille per la sua forza, il suo coraggio, per la sua capacità di amare all’estremo e all’estremo soffrire, perché sapeva vincere ma anche piangere e, soprattutto, perché Achille seppe accettare il suo destino e una morte precoce, pur di vivere per sempre nella memoria di tutti, per sempre giovane e bellissimo.

Ma l’Achille protagonista di Troy è lo stesso Achille cantato da Omero? Nell’Iliade Achille odia così tanto Agamennone? È costui veramente tanto cinico e crudele? I soldati greci dell’età narrata da Omero combattevano con le tecniche rappresentate nel film? Davvero un duello tra campioni poteva evitare lo scontro e la morte di tanti? Achille, figlio di una dea e di un mortale, osò mai spregiare gli dei e decapitare la statua di Apollo, arco d’argento? Quale sentimento scatenò l’ira funesta del giovane eroe, l’amore o piuttosto il sentirsi sminuito dalla pretesa di Agamennone? Chi era veramente Patroclo e quale rapporto, profondo ed esclusivo, lo legava al figlio di Teti?
Questi e molti altri interrogativi suscita il film nel confronto con la fonte del film stesso. Molti sono infatti i tradimenti effettuati rispetto al racconto di Omero, eppure proprio alcuni di questi tradimenti valgono a restituire il senso profondo di ciò che l’Iliade volle narrare e, soprattutto, di ciò che l’Iliade fu e continua ad essere: l’orgogliosa rappresentazione di un popolo fiero che ama la vita e la bellezza sopra ogni altra cosa e che sfida la morte pur di non soggiacere all’inesorabile oblio del tempo.

Vita da schiappe in forma di diario
Siamo o siamo stati tutti dei wimpy kids – come recita il titolo originale dei fortunatissimi libri di Jeff Kinney. Abbiamo tutti vissuto l’imbranataggine dei riti di passaggio, abbiamo tutti sperimentato tecniche di sopravvivenza in quelle giungle che, nell’età della pubertà - quando si ha la consapevolezza di non essere più piccoli e si tentano delle strade per diventare grandi – sono la scuola e la famiglia. L’idea alla base di questa serie di libri (e della loro felice trasposizione cinematografica) è nel raccontare tutto ciò dal punto di vista di un ragazzino di 11 anni che nel primo film (Diario di una schiappa) vediamo alle prese con l’ingresso nella scuola media e l’elaborazione di strategie per diventare “il più figo di tutti” e nel secondo (Diario di una schiappa 2. La legge del più grande) coinvolto nell’ottovolante emotivo del rapporto con il fratello maggiore.
Con il felice escamotage narrativo di far parlare il protagonista con lo spettatore, trasferendo sul grande schermo i bei disegni che accompagnano la narrazione letteraria, popolato di personaggi ben definiti e caratterizzati – a partire dall’amico del cuore, il ciccione Rowley che riesce a farsi apprezzare rimanendo se stesso in un non banale invito a rifiutare l’omologazione, per arrivare agli altri compagni di classe e ai componenti del nucleo familiare – senza le stucchevolezze che contraddistinguono spesso la produzione per ragazzi – ma anzi qua e là con una sana spruzzata di cinismo, come il discorso sulla sincerità ad ogni costo -  il diario cinematografico di Greg Heffley ci sembra una felice occasione didattica per affrontare alcuni degli argomenti che sono al cuore del Progetto Cinema e Scuola: le dinamiche delle relazioni interpersonali a scuola (ivi compreso il bullismo) ed in famiglia, le fatiche dell’accettazione, i turbamenti di quella insidiosa età di mezzo tra infanzia ed adolescenza.
Particolarmente consigliato per la fascia 10-14 anni, il percorso didattico potrà partire dalla visione ed analisi dei due film, sia sotto il profilo linguistico che dei contenuti, e soffermarsi poi sul rapporto – affinità e differenze – con gli omonimi libri. L’umorismo, il divertimento, l’ironia che attraversano i due film potranno essere un’ottima chiave per stimolare poi i ragazzi a raccontare la propria “schiappitudine”, anche nelle forme di un diario (anche se Greg voleva solo un anonimo quaderno) con parole, disegni ed immagini.

Di tigri, perle e pirati: Emilio Salgari
Sandokan, Yanez, la perla di Labuan, il governatore Brooks, il Corsaro nero: sono i nomi che evocano l’opera di uno scrittore che con il proprio immaginario ha segnato quello di molte generazioni, un inventore di avventure pensate viaggiando su una cartina geografica – come diceva di sé anche l’Ariosto.
E anche se nuovi studi hanno testimoniato dell’attendibilità dei riferimenti storici e geografici degli scritti di Salgari e Goffredo Fofi ha fatto un paragone molto interessante tra il personaggio di Sandokan e la figura di Garibaldi, il nocciolo di questa proposta didattica è tutta nel fascino immortale di quelle avventure, che i ragazzi di oggi potranno anche provarsi a raccontare di nuovo, a reinventare per immagini. Perché i libri di Salgari sono in fondo un inno sfrenato alla libertà dell’immaginazione e della fantasia, sono fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, ed i sogni non conoscono confini di tempo e di spazio.
In questo percorso saranno compagni di viaggio il bel documentario di Marco Serrecchia, Capitan Salgari, incentrato sulla vita tormentata dello scrittore, i molti film che i suoi racconti hanno ispirato, primo tra tutti, il mitico sceneggiato Sandokan di Sergio Sollima con Kabir Bedi, anche nella più breve edizione cinematografica con i due successivi Il ritorno di Sandokan ed Il figlio di Sandokan. Questo potrà essere anche solo l’inizio di una storia che, con la figura del pirata, attraversa tanto cinema ed arriva al Jack Sparrow di Johnny Depp nella saga dei Pirati dei Caraibi.




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