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Il mondo dei giovani

Come spettatori abbiamo tutti esperienza del fatto che, nel dare alle storie la forma di immagini in movimento, il grande schermo – o in questo senso, qualsiasi supporto di visione, sia esso una televisione, un computer, un tablet – diventa una superficie riflettente, uno specchio in cui ritrovare le tracce del nostro vissuto, in cui proiettare le nostre emozioni, speranze, paure, schegge di passato, di presente e di futuro. È questo un elemento fondamentale della visione, che si nutre di quello che proviamo in quel momento: nessuna visione è quindi uguale all’altra, non quella dello spettatore accanto, non quella dello stesso soggetto in un altro momento. Nella sua infinita riproducibilità c’è un qui ed ora dell’esperienza della visione che le conferisce senso e significato.
Tutto questo assume un’evidenza forte, plastica quando si sottoponga all’attenzione di bambini e ragazzi un testo filmico che, pur realizzato in altri contesti geografici e culturali, in epoche più o meno lontane, parla di loro o, meglio, parla a loro.
Se si decide di affrontare temi che sappiamo sensibili (la famiglia, la crescita, l’amore, l’amicizia – che sono poi, in fondo, un unico grande tema), la scelta del film è cruciale. Al di là dell’analisi linguistica e dei rimandi letterari, storici … che sono comunque possibili, se si vuole che il percorso dispieghi fino in fondo le sue possibilità didattiche e acquisti compiutamente valore, è necessario che scatti quel quid che nessuna parola – identificabilità, riconoscibilità – contiene e definisce appieno. Bisogna tener conto delle situazioni specifiche, della composizione del gruppo classe, intuirne le dinamiche, sperimentare e non aver paura di fallire perché gli esiti sono i più vari ed imprevedibili.
Non c’è una ricetta magica e non abbiamo l’ambizione di possederla, non possiamo offrire suggerimenti e indicazioni “sicure”. Possiamo però testimoniare che, se quel quid scatta, il cinema agisce (ed è agito) in tutta la sua forza e potenza, che percezioni, sensibilità, vissuti vengono messi in gioco senza remore, con quella generosità che, in ogni età, con modi di espressione diverse, è propria dei bambini e dei ragazzi. E che, quando, come spesso accade trattando questi temi, si arriva alla produzione di un video, tutto si rimescola, niente, anche se apparentemente solo per un po’, è come prima, equilibri consolidati saltano: il rapporto con l’insegnante, con l’esperto, le dinamiche interpersonali – e magari quel ragazzino un po’ timido o un po’ meno bravo mostra tutto il suo potenziale, diventa un punto di riferimento, un protagonista. È allora che viene illuminata l’originalità e l’unicità di un approccio didattico che faccia leva sul linguaggio audiovisivo.
Se si considera poi che il cinema ha raccontato, con altissimi esiti artistici, incantamenti e difficoltà, gioie e turbamenti dell’infanzia, dell’adolescenza, del passaggio all’età adulta, che rinnova continuamente le forme di questo racconto, che è sempre pronto a cogliere le trasformazioni degli ambiti più importanti della vita dei giovani (la famiglia, la scuola), è evidente l’importanza che questa sezione riveste per il Progetto e la scelta di suggerire tante possibili strade da percorrere piuttosto che indicare itinerari ben definiti.
 




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